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INFERNO E PARADISO

“A prima vista il lavoro di Davide Conti potrebbe rimandare direttamente alla più classica delle pitture occidentali dei secoli scorsi. Si tratta però di un mero accostamento formale che deriva dagli approfonditi studi effettuati dall’autore durante la sua formazione. 
Se gesti e luci possono infatti rimandare a modalità classiche, lo sguardo dell’autore si rivolge decisamente verso tematiche contemporanee. All’interno delle complesse composizioni, il linguaggio simbolico sfrutta i corpi dei soggetti per scansire la realtà sociale e culturale del nostro tempo.

Attraverso la forma dell’allegoria Conti ricostruisce quindi i fenomeni più importanti della nostra quotidianità, astraendoli dall’individualità dei singoli e facendoli assurgere a fenomeno contemporaneo, permettendo in questo modo all’osservatore di maturare un momento di riflessione sulla propria condizione di essere umano inserito all’interno di precise (e spesso rigide) strutture socio-culturali. La modernità del lavoro emerge inoltre nell’accento deliberatamente posto sulla fisicità dei soggetti e sulle evidenze di un loro essere persone con un preciso portato individuale, oltre che modelli che recitano un ruolo all’interno dell’allegoria.

 

I riferimenti molteplici alla realtà contemporanea, spesso tragica, sono chiari nei gesti e nelle citazioni: le corde dello shibari ci rimandano alle costrizioni, non sempre percepite, imposte dalla nostra società, i corpi delle amazzoni o la Salomè barbuta ci rimandano alla modulazione nella percezione dell’appartenenza di genere, la testa mozzata agli orrori delle guerre in corso. È proprio nei sottotesti infatti che Davide Conti affronta quella contemporaneità che emerge prepotentemente dietro al velo di classicità, non appena l’occhio dell’osservatore si sofferma e scava nelle immagini facendo proprio l’occhio dell’autore. Un occhio che non guarda certo con nostalgia al passato, ma è ben fisso sul presente e indaga con l’implacabile perfezione dell’umanista alla ricerca del senso profondo del proprio mondo.

Sandro Iovine

mostra_davide_conti